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martedì 4 aprile 2017

Conosciamo i personaggi.

Ciao a tutti amici lettori, oggi io e Carmelo abbiamo scelto due personaggi impegnativi e storici realmente esistiti: Giovanna D'Arco e Maria Antonietta.
Buona lettura ;)


Maria Antonietta.
Biografia:

Maria Antonia Giuseppa Giovanna d'Asburgo-Lorena, nota semplicemente come Maria Antonietta (Vienna,2 novembre 1755 Parigi, 16 ottobre 1793), è stata regina di Francia e di Navarra, dal 10 maggio 1774 al 1º ottobre 1791, e regina dei Francesi, dal 1º ottobre 1791 al 21 settembre 1792, come consorte di Luigi XVI.
Figlia di Maria Teresa d'Austria e di Francesco Stefano di Lorena, alla nascita era stata insignita del titolo di arciduchessa d'Austria. Per suggellare l'alleanza tra l'Austria e la Francia contro la Prussia e l'Inghilterra, venne data in sposa, quattordicenne, al delfino di Francia, il futuro Luigi XVI. Trasferitasi a corte, nella reggia di Versailles, per sopperire alla solitudine, alla noia e a un matrimonio deludente e tormentato, cominciò a vivere nelle frivolezze, dedicandosi a costosi diversivi.
La frivolezza del suo carattere, i favoritismi e le ingerenze negli intrighi di corte le inimicarono molte delle grandi famiglie dell'antica nobiltà, che contribuirono a diffondere maldicenze e dicerie contro di lei, soprannominata con sprezzo l'Austriaca. Anche negli anni della maturità, nei quali avrebbe mostrato più senso di responsabilità e di riflessione, non sarebbe riuscita a cancellare, di fronte all'opinione pubblica, l'immagine di «donna frivola, irresponsabile, assetata di lusso e dissipatrice».
Durante la rivoluzione francese, ostile a ogni compromesso con le idee liberali e accesa sostenitrice del diritto divino dei re, cercò di salvare la monarchia assoluta, anche attraverso i continui contatti con gli aristocratici emigrati. In seguito alla crescente ostilità popolare, dovuta anche al fallito tentativo di fuga, fu messa in stato di arresto insieme alla famiglia reale. Durante il periodo di prigionia, dopo la caduta della monarchia, dimostrò di essere una madre e una moglie esemplare. Processata sommariamente e giudicata colpevole di alto tradimento dal tribunale rivoluzionario, seppur senza prove tangibili, morì con dignità sulla ghigliottina. La sua morte segnò la reale fine dell'ancien régime.

Il rapporto con Luigi XVI





Il matrimonio tra Luigi XVI e Maria Antonietta fu relativamente tranquillo e accomodante, nonostante i due fossero estremamente diversi, sia per temperamento fisico sia per interessi. Infatti, non era possibile che scaturissero tensioni, poiché il re e la regina evitavano ogni attrito tra di loro, il primo per apatia, la seconda per noncuranza. L'unico pesante ostacolo alla felicità coniugale dei sovrani di Francia fu rappresentato dalla mancata consumazione delle nozze nei primi sette anni di matrimonio. Ciò che rendeva questa situazione ancora più insopportabile per la giovane coppia era il fatto che, in quanto sovrani, la loro vita era sotto gli occhi di tutta la corte di Versailles, che da dietro le quinte malignava sui loro insuccessi.
L'umiliazione, derivante da questa peculiare circostanza, lasciò una macchia indelebile sulla loro relazione coniugale. Dal momento che non poteva soddisfare fisicamente la moglie né metterla nella circostanza di procreare un erede maschio per la Francia, Luigi XVI permise che la regina si desse a divertimenti costosi e sciocchi, per sopperire alle sofferenze del matrimonio e per dimenticare mortificazione e solitudine. Maria Antonietta, tranne che nelle questioni politiche, riusciva a ottenere dal re tutto quello che desiderava, nonostante questi non approvasse i suoi comportamenti, le sue considerevoli spese né apprezzasse le persone di cui si era circondata. Tuttavia, il re cedeva sempre dinanzi alle richieste di Maria Antonietta, come per scusarsi delle proprie colpe, che segretamente facevano soffrire entrambi.

L'arrendevolezza di Luigi XVI nei confronti della moglie faceva sentire quest'ultima superiore al re. Tuttavia, da un punto di vista prettamente politico, Maria Antonietta non riuscì ad avere particolare presa sul consorte, nonostante sia l'imperatrice Maria Teresa sia l'ambasciatore Mercy l'avessero spesso esortata ad acquistarsi le simpatie di Luigi XVI, al fine di influenzare la sua politica estera in favore della Casa d'Austria. Pertanto, Maria Antonietta si sentiva autorizzata dall'alto a pensare di essere superiore al re, un uomo che non amava e che l'aveva per anni umiliata come donna, respingendola sentimentalmente e fisicamente. In un'occasione, poco dopo l'incoronazione di Luigi XVI, nel 1775, Maria Antonietta si azzardò, con grande scandalo della madre, a definire il marito «quel pover'uomo».

La vera storia di Antinietta e Fersen:


La vera storia di Antonietta e Fersen (Lady Oscar)
Maria Antonietta, perduta fra i sogni dell'adolescenza, non riusciva a colmare l'immensa voragine del suo giovane cuore neanche con l'affetto della più cara amica, Yoland de Polignac. Un matrimonio imposto detta doveri ma il vero amore fa giustizia da sè e uno sguardo capace di donare brividi sconosciuti annebbia la ragione anche delle future regine.
Un giovane svedese, alto, aristocratico, infinitamente bello, visitò Versailles dove conobbe, l'ancora delfina, Maria Antonietta. Nel corso d'un ballo in maschera, s'incontrarono e parlarono per un pò prima che egli capisse chi fosse la sua iterlocutrice.
Non si poteva restare indifferenti ai lineamenti classici e la grazia quasi femminea del conte svedese. Singolarmente bello e intelligente, si diceva di lui "pensa nobilmente e con particolare elevatezza". C'era in Fersen una dignitosa malinconia in cui Antonietta si rispecchiava profondamente. Detestava come lei formalismi e pretenziosità, inoltre persona molto schietta.
Nel 1778, Fersen, annotò sul suo diario che Antonietta era:
"LA PRINCIPESSA PIÙ GRAZIOSA E PIÙ AMABILE CHE IO CONOSCA".
Al termine del suo soggiorno, Antonietta era evidentemente infatuata di lui, nella sua tenuta di ufficiale della cavalleria svedese - farsetto azzurro, giubba bianca e pantaloni attillati di pelle scamosciata - Quando prese congedo da lei, con l'intenzione d'imbarcarsi per l'America, a corte molti notarono che la Regina "non riusciva a distogliere lo sguardo da lui" e che le spuntavano le lacrime agli occhi. Ma la spedizione fu rinviata e questo gli consentì di tornare a Versailles rimandando la partenza al 1780.
Nel giugno del 1783 Fersen fece ritorno in Francia, più maturo, più magro e coperto di gloria. Riprese le sue visite a Versailles e ancora una volta entrò a far parte della cerchia degli amici più devoti di Antonietta. Ma della regina non rimase soltanto amico. Nel corso di quell'estate si sviluppò tra loro un'intimità che prima o poi divenne quasi certamente fisica.
L'idillio durò solo alcuni mesi. Fersen, in procinto di sposarsi, decise improvvisamente che non si sarebbe ammogliato. "SONO ARRIVATO A UNA DETERMINAZIONE", scrisse a sua sorella Sophie, "NON POSSO APPARTENERE ALL'UNICA PERSONA ALLA QUALE VORREI APPARTENERE, L'UNICA CHE REALMENTE AMI, E PERCIÒ NON VOGLIO APPARTENERE A NESSUNA".
Non potendo appartenere ad Antonietta, riuscì ad assicurarsi una carica che gli desse la possibilità di soggiornare regolarmente a Versailles. Ottenne così il comando del reggimento reale svedese aggregato all'esercito francese. D'ora in poi la sua vita sarebbe stata un viaggio continuo fra la corte di Svezia e Versailles. Re Gustavo di Svezia cominciò ad includerlo nel suo seguito in molti viaggi ma lui dovunque si trovasse scriveva regolarmente ad Antonietta.
I periodi che i due amanti trascorrevano insieme erano sempre brevi inoltre dovevano comportarsi con estrema prudenza. Quand'era lontano "DALL'UNICA CHE REALMENTE MI AMI" Fersen aveva altre relazioni, di nessuna importanza, Antonietta fu per lui l'unica donna amata.
Per lei l'amore di Fersen era una rivelazione, una fonte di gioia anche in sua assenza, egli rimaneva nello sfondo della sua vita. Nel 1789 Antonietta ordinò che al proprio appartamento fossero apportate delle modifiche onde ricavare un posto in cui Fersen avrebbe potuto risiedere durante i soggiorni ufficiali a Versailles. La caratteristica più vistosa era una grande stufa svedese, la cui installazione comportò una certa spesa e rese necessaria la parziale demolizione di un muro e di un tratto di pavimento.
Tale ristrutturazione venne registrata dal Servizio degli edifici reali, e Fersen l'accennò vagamente nel suo diario. Il 7 aprile 1787 menzionò l'esistenza di un "PROGETTO PER ALLOGGIARE AL PIANO DI SOPRA" e due settimane dopo parlò di "QUELLO CHE LEI DEVE ESCOGITARE PER FARMI VIVERE AL PIANO DI SOPRA". La stufa, e l'alcova che la sua installazione aveva consentito di ricavare da una stanza, furono menzionate in modo più esplicito nell'ottobre successivo.
Il loro rapporto aveva superato da tempo l'intensa, incandescente fase iniziale ed era diventato un legame solido, maturo e privo di scosse. Quasi tutte le giornate dei suoi soggiorni in Francia, Fersen, le trascorreva a Versailles. Tre o quattro volte la settimana andava a cavalcare nei pressi del Petit Trianon, e Antonietta, sola, usciva a cavallo per raggiungerlo. Nel parco potevano godere di una certa intimità benchè fossero attentamenti osservati dall'intera corte.
Il conte di Saint-Priest scrisse: "Quegli incontri erano motivo di grande scandalo nonostante la modestia e la riservatezza del favorito, il quale esteriormente non lasciava mai capire quale fossero i suoi sentimenti, e di tutti gli amici della regina era il più discreto". (pare che Fersen avesse sedotto anche la moglie del suddetto conte e ministro).
Antonietta si mostrava chiaramente imprudente, si preoccupò tuttavia quando venne recapitato un pacchetto di lettere a Luigi, nel corso d'una partita di caccia. Il sovrano sedette per leggerle e rimase assorto nella lettura in solitudine. Al loro ritorno gli scudieri lo trovarono in uno stato d'agitazione da non riuscire a rimontare a cavallo. Il volto era rigato di lacrime e gli occhi arrossati di pianto.
Una delle lettere conteneva un vero atto d'accusa contro Antonietta: la regina si era resa responsabile di infedeltà coniugale diventando l'amante di Fersen. La regina giustificò dicendo: "VOGLIONO PRIVARCI DEL SOLO AMICO SUL QUALE POSSIAMO CONTARE". Il re ferito nell'intimo non provvide ad allontanare Fersen da corte - in quel periodo di crisi contava su di lui, ne aveva più bisogno che mai inoltre la figlia minore stava morendo non c'era tempo per tormentare Antonietta con accuse e recriminazioni.
Fersen rinunciò al suo grado militare, per dedicarsi a tempo pieno al servizio della famiglia reale, dopo il loro trasferimento alle Tuileries pur scegliendo di alloggiare, non distante, in posti più accoglienti. Nonostante il pericolo di scambiare informazioni per iscritto continuò ad operare come messaggero, intermediario, cifratore e segretario, lo testimoniano bozze di lettere scritte di suo pugno, con appunti e correzioni di Maria Antonietta: l'affiancava dunque nella redazione delle urgenti richieste di denaro e appoggio militare inoltrate ai monarchi europei.
Risultò fondamentale per l'organizzazione della tentata Fuga di Varennes. Durante la semi prigionia di Antonietta la loro corrispondenza epistolare proseguì attraverso lettere cifrate - ricorrendo ad un libro comune (nel caso specifico Paul et Virginie di Bernardin de Saint-Pierre) pagina e riga di ogni lettera o sillaba erano indicate in base ad un codice concordato - "FRA LE PERSONE CHE DEVO VEDERE, LE LETTERE CHE DEVO SCRIVERE E IL TEMPO CHE DEVO TRASCORRERE CON I MIEI FIGLI, NON HO PIÙ TEMPO PER ME" confidò in una delle sue lettere a Fersen - attualmente impegnato a convincere le corti europee ad intervenire in aiuto della Francia - si rivolgeva a lui come "AL PIÙ AMATO E AL PIÙ AMOROSO TRA GLI UOMINI" diceva di amarlo, di non poter vivere senza scrivergli, per quanto pericoloso. Lo esortava a non tornare in Francia, qualunque cosa le accadesse - era nota la sua complicità nella tentata fuga - per quanto avesse desiderio di vederlo, non poteva permettergli di rischiare l'arresto. Gli confidava la "TREMENDA STANCHEZZA MENTALE CHE MI AFFLIGGE INCESSANTEMENTE".
Tempo dopo Fersen tornò in incognito, in compagnia di un cane e di preziose lettere affidategli dal re di Svezia Gustavo intenzionato ad invadere la Francia, passando per la Normandia, agevolando la fuga dei reali. La sua missione consisteva nel persuadere Luigi a collaborare. Antonietta, ne era sicuro, sarebbe stata più che disposta.
Si diresse verso l'appartamento di Maria Antonietta, seguendo l'itinerario a lui familiare. L'ambasciatore di Caterina la Grande - Simolin - gli aveva illustrato, piangendo, le condizioni di Antonietta: erano il re ed il delfino a dover essere salvati, l'importanza di salvare se stessa era stata affogata dall'angoscia. "NON HO PAURA DI NULLA" aveva detto la regina con orgoglio "E PREFERIREI CORRERE TUTTI I PERICOLI POSSIBILI PIUTTOSTO CHE VIVERE ANCORA NELLO STATO DI DEGRADAZIONE E DI INFELICITÀ IN CUI MI TROVO".
Fersen contava sul coraggio di Antonietta ma non immaginava lo spettacolo che si trovò dinanzi: vide una donna stanca, logora, che dimostrava sessant'anni a dispetto dei trentasei che aveva. Devastata dall'angoscia e dall'eccesso di lavoro.
Discussero per ore. Luigi non li interruppe. Fersen trascorse la notte nell'appartamento di Antonietta. Il giorno dopo Luigi lo informò che non avrebbe lasciato il palazzo. Fersen preparò il suo viaggio di ritorno quindi tornò per cenare con i reali. Lasciò le Tuileries a mezzanotte passando per il cancello principale, convinto che gli amici ai quali era tanto affezionato fossero al di là di ogni possibilità di essere aiutati.
Nel periodo successivo Antonietta scrisse a Fersen aggiornandolo sulla situazione: "LA CONGREGA DEGLI ASSASSINI STA CRESCENDO DI NUMERO... IO SONO ANCORA VIVA MA È UN MIRACOLO CHE LO SIA... CREDETEMIM, IL CORAGGIO NON CI LASCIA MAI... AFFRETTATEVI SE POTETE, A PORTARCI L'AIUTO CHE CI AVETE PROMESSO... STIAMO ALZATI TUTTA LA NOTTE IN ATTESA DI ESSERE TRUCIDATI"
In occasione di una visita incognita del Generale Jarjayes- col tentativo d'organizzare una fuga dal Tempio- Antonietta gli affidò un calco di cera del suo sigillo personale di quando era regina, recante l'insegna di famiglia di Fersen - un colombo che torna al nido con la scritta, in italiano, "Tutto a te mi guida" - e disse di assicurare a Fersen che tali parole "NON SONO MAI STATE PIÙ VERE". Era Fersen che piangeva, non Luigi, sgomentata dal pensiero di non rivederlo mai più.
RICERCHE STORICHE HANNO PORTATO ALLA LUCE I SEGUENTI STUDI:
Fersen, nel suo diario privato designava Antonietta col nome "Josephine" e manteneva con la regina una corrispondenza segreta.
Nel 1878 furono pubblicate circa sessanta lettere di Antonietta e Fersen, piene di sospette lacune, in seguito il curatore delle lettere, barone Klinckowström pronipote di Fersen, le bruciò. L'unica sfuggita al rogo afferma:
"POSSO DIRTI CHE TI AMO E ANZI QUESTO È TUTTO CIÒ PER CUI HO TEMPO... FAMMI SAPERE A CHI DOVRÒ INDIRIZZARE LE NOTIZIE CHE POTREI MANDARTI, PERCHÈ SENZA QUESTO NON POTREI VIVERE. ADDIO, MIO AMATISSIMO E AMOROSISSIMO TRA GLI UOMINI. TI BACIO CON TUTTO IL MIO CUORE".
Pare inoltre che Fersen facesse riferimento ad un certo punto al "parallelismo" esistente fra il suo rapporto con Antonietta e il rapporto fra il conto svedese Gyllenstierna e la regina Hedvig Eleanora, e costoro erano amanti.
Storici e biografi hanno dovuto procedere con cautela sul problema se Fersen e Antonietta fossero o no amanti. Alcuni idolatravano la regina ed ammettere una sua infedeltà a Luigi XVI avrebbe offuscato la sua immagine, inoltre avrebbe contribuito a dar credito alle dicerie sulle orge ed avrebbe aperto discussioni sulla paternità del duca di Normandia.
Vicino alla verità, salvo nuove scoperte, è che il suo legame amoroso con Fersen fu l'unico atto d'infedeltà di Antonietta, che lo stesso fu l'unico uomo da lei amato, nonostante la profonda stima e affezione per suo marito.

Il mio pensiero sul personaggio:

Devo ammettere che Maria Antonietta è sempre stato un personaggio affascinante sotto tutti i punti di vista. Io l'ho conosciuta meglio tramite il cartone di Lady Oscar e ne sono rimasta affascinata.
Mi ha dato l'impressione di essere una persona fragile, che non ha mai potuto scegliere per la sua stessa vita, e ciò l'ha condotta a sbagliare più e più volte.
Nonostante questo mi sono immedesimata in lei anche se non completamente: il fatto che sia stata obbligata a sposare Luigi XVI in giovane età mi ha permesso di “scusarla”, in un certo senso, per il tradimento consumato con Fersen. In fondo il matrimonio con il re è stato un enorme sbaglio e non c'è nulla di peggio del non poter scegliere chi amare.
Diciamo pure che mi sono “innamorata” della storia amorosa tra lei e Fersen e mi piace pensare che il loro fosse il Vero Amore di cui tutti parlano ma che pochi hanno la fortuna di vivere.
C'è però da dire che non mi piacciono affatto la capricciosità, e la frivolezza di Antonietta, ma penso sia dovuta al fatto che questa donna non è mai davvero maturata, e forse proprio per colpa della severità della madre che l'ha sempre soggiogata e disprezzata.
Non si può però dire che nella propria vita non abbia sofferto, è una donna che ha dovuto superare molti problemi e avvenimenti (come la morte del figlio) catastrofici che devono averla segnata in modo indelebile.
Non si saprà mai se davvero ha avuto tutti gli amanti che le sono stati attribuiti ma di sicuro Fersen è l'unico su cui si ha la certezza.
A guardare le immagini che si trovano in rete ne traspare una bellezza molto civettuola e il suo fare da bambina immagino abbia attirato ben più di Fersen e Luigi XVI (anche se si dice che il re non ne fosse innamorato).
Mi piacerebbe moltissimo vedere il film con Kirsten Dunst e leggere qualche libro per saperne di più. Credo che comunque sia uno dei personaggi più famosi e affascinanti oltre che intriganti del passato e mi piacerebbe davvero documentarmi maggiormente.
Maria Antonietta mi confonde perché non ho ancora capito se sia un personaggio cattivo, oppure semplicemente uno fragile che nella vita ha solo fatto scelte sbagliate seguendo il cuore.
Mi piace pensare che sia una buona nel profondo, almeno per quanto riguarda il fattore sentimentale.
Ma forse sono io che sono una sognatrice...chissà.
Voi cosa ne pensate?
Mi piacerebbe sapere la vostra opinione.

Il mio pensiero sul personaggio scelto da Carmelo:

Giovanna d'Arco ( 6 gennaio 1412 – Rouen30 maggio1431) è un'eroina nazionale francese, venerata come santa dalla Chiesa cattolica, oggi conosciuta anche come la Pulzella d'Orléans.
Riunì al proprio Paese parte del territorio caduto in mano agli inglesi, contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei cent'anni, guidando vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi. Catturata dai Borgognoni davanti a Compiègne, Giovanna fu venduta agli inglesi che la sottoposero a un processo per eresia, al termine del quale, il 30 maggio 1431, fu condannata al rogo e arsa viva.
Nel 1456 papa Callisto III, al termine di una seconda inchiesta, dichiarò la nullità di tale processo.

Beh, cosa si può pensare di Giovanna D'Arco? È una di quelle donne cazzute che piacciono a me, eroiche e coraggiose ma che alla fine ci rimettono la vita lottando per la libertà ed i propri ideali.
Penso che tutte noi donne dovremmo essere un po' come questa eroina e iniziare davvero a lottare per ciò che vogliamo senza pensare che siano gli uomini a doverci salvare: sappiamo salvarci egregiamente anche da sole!
Rispetto quindi a Giovanna D'Arco.

Bene amici lettori, questi erano i nostri personaggi scelti, se volete saperne di più su Giovanna D'Arco andate a leggere il post del mio caro collega Carmelo la libreria incantata
Bacioni e alla prossima ;)



4 commenti:

  1. Ciao! Il personaggio di Maria Antonietta è davvero affascinante!
    Un po' di tempo fa ho visto il film di Sofia Coppola e credo che sia riuscito a rendere l'essenza di questa donna al suo meglio. Si tratta di una persona raffinata e bambina allo stesso tempo, viziata ma anche fragile. Di sicuro è una delle tante figure femminili vittime della storia e di intrighi più grandi di lei!

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    1. Esatto Silvia, è davvero un personaggio affascinante :)

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  2. Post interessante. Due personaggi importanti. Un buon fine settimana.

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    1. Abbiamo in programma di citarne altri in futuro :)

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